Piccoli segnali positivi o l’ennesimo calcolo?

Il Bari sembra voler costruire una base più solida, con contratti pluriennali e meno operazioni in prestito. È davvero l’inizio di un progetto oppure una strategia per rendere la società più appetibile in vista di una futura vendita?

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Ciao ragazzi, sono Onofrio da sop’a Zanghe.

Se il Bari dovesse confermare una linea difensiva con Michele Cerofolini, Dickmann, Mantovani e Vicari, per la Serie C potrebbe già essere un buon segnale.

Lo stesso discorso vale per Sibilli. Dal mio punto di vista, dovrebbe restare. E dovrebbe farlo anche per ciò che è successo nella scorsa stagione, per ringraziare una città che non gli ha reso la vita impossibile come forse sarebbe accaduto in altre piazze.

Se il Bari riuscisse a trattenere questi calciatori e continuasse a fare acquisti, allora potremmo iniziare a intravedere qualcosa di positivo.

C’è soprattutto un aspetto che mi incuriosisce. Stranamente, la società non sta costruendo la squadra soltanto con svincolati e prestiti. Sta facendo firmare contratti di due o tre anni.

Che cosa significa?

Potrebbe essere il segnale di una possibile vendita della società nella prossima stagione? Perché quando acquisti calciatori e costruisci una base di proprietà, crei anche un valore. Domani, davanti a un eventuale acquirente, puoi pretendere qualcosa in più rispetto a una squadra composta quasi interamente da prestiti.

Non so se sia davvero così, ma oggi questi movimenti fanno nascere almeno qualche domanda. E forse anche una piccola speranza.

Poi c’è la questione della campagna abbonamenti, che ancora non è partita.

Non viene aperta perché la società teme di fare una brutta figura con poche adesioni? Sicuramente qualcuno si abbonerebbe comunque. Penso soprattutto a persone un po’ più adulte, che preferiscono evitare di acquistare il biglietto ogni settimana e sceglierebbero direttamente l’abbonamento.

Ma quanti altri tifosi lo rinnoverebbero?

Il mio gruppo, per esempio, sicuramente non lo farà.

E allora mi viene un altro dubbio. La mancata apertura della campagna abbonamenti potrebbe essere non soltanto un modo per evitare numeri imbarazzanti, ma anche una scelta economica. Se costruisci una squadra competitiva e i risultati arrivano, puoi vendere i singoli biglietti a un prezzo complessivamente più conveniente per la società.

Con i De Laurentiis bisogna sempre ragionare anche in questi termini. Sono persone che fanno impresa. Non sono arrivate a Bari per fare gli interessi del territorio e non vivono il Bari con la passione con cui lo viviamo noi.

Le loro operazioni, fino a oggi, sono state quelle di chi deve tutelare il proprio investimento e cercare un guadagno.

Non è necessariamente un’accusa. È una constatazione.

Per questo ogni movimento può essere letto in due modi: come il tentativo di costruire una buona squadra oppure come un’altra operazione fatta pensando soprattutto al business.

Nonostante tutto, qualche piccola speranza oggi c’è. Speriamo che sia fondata.

Perché, a prescindere dai De Laurentiis, il Bari in Serie C non si può vedere. Detto alla barese: non è possibile. Non lo è per la città, non lo è per ciò che Bari rappresenta e non lo è neppure per l’immagine che oggi ha la Puglia.

Questa retrocessione è un’offesa.

Speriamo che tutto possa passare presto e diventare soltanto un bruttissimo ricordo. Anche se, sinceramente, di bruttissimi ricordi ne abbiamo già abbastanza.

Sempre e solo forza Bari.


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Onofrio da sop'a Zanghe

Onofrio da sop’a Zanghe è un tifoso del Bari cresciuto tra lo Stadio della Vittoria e il San Nicola. Arriva da Sop’a Zanghe, storico rione di Palese nei pressi della settecentesca Villa Zanchi-Capitaneo. Dopo le sue telefonate in diretta a TeleBari, porta su uPallon.it ricordi, dubbi e commenti sul mondo biancorosso, con la sua voce, la sua cadenza e senza troppi giri di parole.

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