C’è un calcio che non riempie gli stadi di Serie A ma continua, anno dopo anno, a riempire le serate d’estate di passione, appartenenza e voglia di stare insieme. È quello del Torneo San Michele Arcangelo, che questa settimana arriva al suo ultimo atto con la finale della 53ª edizione.
Nato oltre mezzo secolo fa, il torneo è diventato uno degli appuntamenti sportivi più longevi e sentiti dell’area metropolitana di Bari. Un evento che ogni estate riunisce giocatori, famiglie, amici e tifosi del quartiere, mantenendo vivo lo spirito del calcio rionale.
L’edizione 2026 si è disputata, in via eccezionale, al Centro Sportivo San Pio, in attesa del rifacimento del manto erboso dello storico campo Lovero di Palese, casa della manifestazione per decenni. Una novità logistica che non ha però cambiato l’anima del torneo, rimasta quella di sempre: far incontrare una comunità attraverso il calcio.
La finale rappresenta il momento più atteso dell’intera manifestazione. Non soltanto perché assegnerà il trofeo, ma perché chiuderà settimane di sfide che hanno coinvolto le squadre del territorio, confermando quanto il calcio dilettantistico continui a essere un patrimonio sociale oltre che sportivo.
Per chi ama il calcio vissuto da vicino, quello fatto di rivalità storiche, volti conosciuti e applausi dagli spalti, la finale del Torneo San Michele Arcangelo è un appuntamento che merita di essere vissuto dal vivo. Perché il calcio, prima ancora dei grandi palcoscenici, nasce proprio qui: nei quartieri, nei campi di periferia e nelle tradizioni che resistono al tempo.







































