Si ferma agli ottavi di finale il cammino della Colombia al Mondiale 2026. La Svizzera elimina la nazionale sudamericana ai rigori e chiude anche l’ultima traccia biancorossa rimasta nella competizione: quella di Néstor Lorenzo, commissario tecnico dei colombiani ed ex difensore del Bari.
Un legame breve, quello tra Lorenzo e Bari. Ma non banale.
Lorenzo arriva nel capoluogo pugliese nell’estate del 1989, a 23 anni, in una stagione particolare per il club. Il Bari è in Serie A e la società prova ad aprire una nuova fase, anche sul mercato internazionale. Il direttore sportivo Franco Janich porta in Puglia tre sudamericani: i brasiliani Gérson e João Paulo e l’argentino Néstor Lorenzo.
João Paulo diventerà un idolo. Gérson entrerà comunque nei ricordi di quegli anni. Lorenzo, invece, vivrà una stagione più complessa.
Difensore centrale roccioso, forte fisicamente e abile nel gioco aereo, paga qualche difficoltà di ambientamento e un calcio italiano che per gli stranieri, soprattutto allora, non concedeva molto tempo. Nonostante questo, Gaetano Salvemini gli dà fiducia: Lorenzo chiude il campionato con 23 presenze e un gol, segnato contro il Bologna.
Il Bari di quella stagione funziona. Non solo per la solidità difensiva, ma soprattutto per la qualità di uomini come Pietro Maiellaro, Antonio Di Gennaro e João Paulo. Il campionato si chiude con un ottimo decimo posto in Serie A e con la vittoria della Mitropa Cup contro il Genoa di Franco Scoglio. Lorenzo, però, non scende in campo in quella finale.
A fine stagione lascia Bari e passa allo Swindon Town, in Inghilterra. Ma prima di cominciare davvero la sua avventura inglese, rientra in Italia per il Mondiale del 1990 con l’Argentina di Diego Armando Maradona.
E lì vive il punto più alto e più amaro della sua carriera da calciatore.
L’Argentina arriva fino alla finale dell’Olimpico contro la Germania Ovest. Una partita dura, nervosa, chiusa dal rigore di Brehme. Lorenzo finisce quella finale sconfitto, in lacrime e con il volto segnato dal sangue dopo un colpo ricevuto da Rudi Völler non sanzionato dall’arbitro Edgardo Codesal.
Quella finale resta anche la sua ultima presenza con la nazionale argentina.
Da lì in poi, la carriera da calciatore prenderà un’altra direzione: Swindon Town, il ritorno in Argentina, San Lorenzo, Banfield, Ferro Carril Oeste e Boca Juniors. Poi la panchina, prima da collaboratore, poi da allenatore.
Da tecnico, Lorenzo si è costruito una seconda vita nel calcio. Con la Colombia ha raggiunto la finale di Copa America 2024 contro la sua Argentina e al Mondiale 2026 ha riportato i colombiani fino agli ottavi, fermandosi contro la Svizzera.
Il destino, ancora una volta, sembrava avergli preparato un incrocio con l’Argentina: superando gli ottavi, la sua Colombia avrebbe trovato proprio l’Albiceleste ai quarti.
Non è successo.
Resta però una storia che passa anche da Bari. Una stagione sola, dentro un Bari ambizioso, sudamericano, tecnico, capace di chiudere decimo in Serie A e vincere un trofeo internazionale.
Néstor Lorenzo non è stato un idolo biancorosso. Non ha lasciato il segno come João Paulo, né è entrato davvero nel cuore della tifoseria. Ma è stato parte di una squadra importante, in un momento in cui il Bari provava ad alzare lo sguardo.
E oggi, trentasei anni dopo, il suo nome torna dentro una traiettoria mondiale.
Da difensore del Bari a finalista di Italia ’90.
Da ex calciatore silenzioso a commissario tecnico della Colombia.
L’ultimo biancorosso del Mondiale 2026 saluta qui.







































