Questa volta, il protagonista deIl Bari che restasono io.
Mi chiamo Daniele, ho 36 anni, vivo a Modugno e sono il creatore di U Pallon.
Ho deciso di raccontare la mia storia proprio nella settimana in cui questo progetto diventa anche un sito web. Perché, prima ancora di essere un’idea editoriale, U Pallon nasce da un percorso personale, fatto di ricordi, emozioni e piccoli dettagli che, messi insieme, hanno costruito il mio modo di vivere il Bari.
Le mie prime presenze al San Nicola risalgono a quando avevo otto anni. Dopo un’infanzia trascorsa in giro per l’Italia, tornammo a vivere a Bari e la domenica allo stadio diventò un appuntamento fisso. Dalla Tribuna Est osservavo la Curva Nord e immaginavo cosa significasse vivere una partita da lì.
Quando mi chiedono cosa rappresenti davvero il Bari, non penso mai a una vittoria o a una classifica.
Penso allaFiat Panda rossa di zio Linoche passava a prenderci la domenica mattina. Penso a me e mio cugino seduti sul sedile posteriore, con le sciarpe biancorosse rivolte verso il lunotto per mostrarle alle altre macchine dirette al San Nicola.
È uno dei ricordi più vivi che porto con me.
Perché il Bari, prima ancora della partita, era già quel viaggio.
I primi ricordi nitidi sono quelli della stagione1996/97. L’esplosione di Nicola Ventola, il trenino di Guerrero, Jimmy Fontana, Gigi Garzya. Sono arrivato troppo tardi per vedere Igor Protti con la maglia del Bari, ma in tempo per vivere la festa della promozione contro il Castel di Sangro.
Il mio giocatore del cuore è sempre stato Nicola Ventola.
Il primo fotogramma calcistico che ricordo è una sua rovesciata contro la Lucchese che finisce sulla traversa.
Non un gol.
Eppure, nella mia memoria, quella traversa vale quanto una rete.
Il ricordo più bello da tifoso èBari-Inter del 1999. Il giorno dopo, a scuola, essere tifoso del Bari aveva un sapore diverso. Per una volta eravamo noi a raccontare la partita.
Quello che cancellerei, invece, è l’infortunio di Ventola a Empoli. Daniele Baldini gli rompe il ginocchio e, nella testa di un bambino, c’era quasi un paradosso: si chiamava come me. Da allora quella scena è rimasta impressa nella mia memoria.
Oggi vivo il presente con un certo distacco.
Mi rifugio nella storia.
Amo i numeri, le statistiche, i racconti. E proprio perché questo periodo sta riscrivendo, spesso in negativo, molti riferimenti storici del Bari, sento il bisogno di conservare ciò che siamo stati.
Di raccontarlo.
Di trasmetterlo soprattutto ai più giovani, perché possano conoscere il patrimonio calcistico della nostra città e capire cosa abbia rappresentato il Bari per intere generazioni.
Probabilmente è proprio da questa esigenza che è nato U Pallon.
Non solo raccontare l’attualità, ma custodire la memoria. Mettere al centro i tifosi, le persone, le storie che il tempo rischia di cancellare.
Anch’io, come tanti, ci sono stati periodi in cui mi sono allontanato. Vicende che con il campo avevano poco a che fare hanno raffreddato il mio rapporto con la squadra.
Ma una cosa non è mai cambiata.
«Puoi allontanare Daniele dal Bari. Ma non puoi far uscire il Bari da Daniele.»
Ed è proprio questa frase che, forse, racconta meglio di qualsiasi altra il motivo per cui oggi esiste U Pallon.
❤️ L’11 del cuore
Non i più forti. Quelli che mi hanno emozionato di più.

Questo è Il Bari che resta.
La rubrica diU Pallondedicata all’unica componente che attraversa presidenti, allenatori, categorie e fallimenti senza mai cambiare: i tifosi.

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