L’inchiesta della Procura di Bari che coinvolge la SSC Bari e la famiglia De Laurentiis dovrà seguire il proprio percorso nelle sedi competenti. Saranno gli organi giudiziari ad accertare eventuali responsabilità.
Ma tra gli elementi emersi dagli atti ce n’è uno che va oltre il profilo penale e apre una riflessione anche dal punto di vista sportivo e gestionale: la cessione di Elia Caprile al Napoli nell’estate del 2023.
Non tanto per il prezzo di vendita, quanto per un dettaglio che oggi assume un peso particolare:il Bari rinunciò completamente a qualsiasi partecipazione sulle future rivendite del calciatore, nonostante avesse appena valorizzato uno dei migliori giovani portieri della Serie B. Secondo la Guardia di Finanza, inoltre, il Bari aveva invece riconosciuto al Leeds premi collegati a un’eventuale futura rivalutazione del giocatore al momento dell’acquisto.
Una pratica ormai normale nel calcio
Negli ultimi anni le clausole sulla futura rivendita sono diventate uno degli strumenti più utilizzati nel calciomercato.
Quando una società vende un giovane destinato a crescere, spesso preferisce incassare qualcosa in meno nell’immediato pur mantenendo una percentuale sul futuro trasferimento. Se il valore del giocatore aumenta, il club che lo ha formato o valorizzato continua a beneficiare economicamente della sua crescita.
È una strategia adottata quotidianamente, soprattutto dalle società che investono nella valorizzazione dei giovani.
L’esempio di questi giorni: il caso Tonali
L’attualità offre un esempio perfetto.
In queste settimane si è parlato della possibilità che il Brescia possa beneficiare economicamente di un eventuale nuovo trasferimento di Sandro Tonali grazie alle clausole inserite anni fa al momento della sua cessione. Al di là dell’esito dell’operazione e delle cifre definitive, il principio resta lo stesso: una buona clausola può generare ricavi anche molti anni dopo la vendita del giocatore.
Ed è proprio questo il motivo per cui il caso Caprile continua a far discutere.
La crescita di Caprile
Elia Caprile cresce nelle giovanili del Chievo Verona prima di trasferirsi al Leeds United.
Il club inglese lo manda in prestito alla Pro Patria, dove disputa un’ottima stagione in Serie C.
Nell’estate 2022 arriva il trasferimento al Bari, che investe sul portiere acquistandolo a titolo definitivo dal Leeds.
In biancorosso esplode definitivamente.
Diventa uno dei protagonisti della stagione 2022-23, disputa il campionato da titolare, contribuisce al percorso che porta il Bari a un passo dalla Serie A e viene considerato tra i migliori portieri della categoria.
Il paradosso economico
Dopo una sola stagione il Bari cede Caprile al Napoli per circa 2,2 milioni di euro.
Successivamente il Napoli lo presta all’Empoli e, nel 2025, lo vende al Cagliari per circa 8 milioni di euro, realizzando una significativa plusvalenza. Secondo la ricostruzione della Procura, il Bari non aveva previsto alcuna clausola che gli consentisse di partecipare a quel futuro incremento di valore.
Ed è qui che emerge il vero paradosso.
Il club che ha investito sul giocatore, lo ha fatto crescere, gli ha dato fiducia e lo ha valorizzato fino a renderlo uno dei migliori portieri della Serie B è uscito completamente dalla filiera economica del suo cartellino.
Il Leeds, invece, pur non avendolo mai impiegato in prima squadra, aveva negoziato premi legati alla futura rivendita e ha continuato a beneficiare economicamente della crescita del portiere.
Una domanda che resta aperta
L’inchiesta della Procura contesta diversi aspetti dell’operazione e sarà la magistratura a stabilire se vi siano stati illeciti. Questo articolo non entra nel merito delle responsabilità penali.
Resta però una riflessione che riguarda la gestione sportiva.
Perché una società che, secondo la stessa Procura, attraversava una situazione economica estremamente delicata, avrebbe rinunciato a una clausola ormai diffusissima nel calcio moderno?
Perché accettare di riconoscere premi al Leeds sulla futura crescita del calciatore e, allo stesso tempo, non prevedere alcuna partecipazione alle successive rivendite quando il giocatore è stato ceduto al Napoli?
Sono interrogativi destinati a rimanere centrali non solo nell’inchiesta giudiziaria, ma anche nel dibattito sul modo in cui è stato amministrato il patrimonio tecnico ed economico della SSC Bari negli ultimi anni.







































