Sibilli, il silenzio sarebbe stato la scelta migliore

Giuseppe Sibilli era tornato in campo, aveva indossato la fascia di capitano per tre amichevoli consecutive e godeva dell'apprezzamento dell'area tecnica. Anche tra i tifosi, pur in un ambiente diviso dopo la squalifica, il suo futuro era tornato a essere oggetto di discussione. Poi le dichiarazioni del procuratore Claudio Parlato e la dura replica di Pierpaolo Marino hanno trasformato una complicata trattativa contrattuale in uno scontro pubblico. Con una domanda inevitabile: a chi è servito?

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Il futuro di Giuseppe Sibilli era già un argomento delicato. Forse proprio per questo avrebbe avuto bisogno soprattutto di una cosa: silenzio.

La vicenda parte dalle indiscrezioni sulla volontà del calciatore di lasciare Bari. Una ricostruzione successivamente ridimensionata, mentre emergeva un problema differente: la distanza tra le parti sul rinnovo del contratto.

Una situazione complicata, ma ancora perfettamente riconducibile alle normali dinamiche del mercato. Soprattutto perché, nel frattempo, dal campo arrivavano segnali tutt’altro che irrilevanti.

Tre volte capitano e una porta che sembrava ancora aperta

Sibilli era stato scelto come capitano per tre amichevoli consecutive. Un dettaglio che, soprattutto considerando tutto ciò che era accaduto nella stagione precedente, difficilmente poteva passare inosservato.

Dall’area tecnica erano inoltre arrivati attestati di apprezzamento nei confronti del calciatore. Persino tra i tifosi qualcosa sembrava muoversi.

La squalifica legata al caso scommesse aveva inevitabilmente lasciato uno strascico pesante e la tifoseria restava divisa sul suo futuro. C’era chi non avrebbe voluto rivederlo con la maglia biancorossa e chi, invece, sembrava disposto a giudicarlo nuovamente per quello che avrebbe fatto sul campo.

Non era stata cancellata una stagione difficilissima. Non era improvvisamente tornato tutto come prima. Ma esistevano quantomeno le condizioni perché fosse il campo, eventualmente, a ricostruire qualcosa.

Poi è intervenuto Claudio Parlato.

Le parole del procuratore cambiano completamente lo scenario

Secondo quanto raccolto da Contropiede, il procuratore di Sibilli ha fornito una ricostruzione durissima della trattativa con il Bari.

Parlato ha sostenuto che il suo assistito avesse dato priorità al club, accusando però la società di aver impiegato dodici giorni per fissare un incontro e di aver successivamente presentato «un contratto realmente offensivo», distante dagli accordi morali che, secondo l’agente, sarebbero maturati precedentemente.

Il procuratore ha ricordato inoltre come Sibilli avesse «già pagato di tasca sua» quanto richiesto dalla società e scontato la squalifica prevista dalla giustizia sportiva, denunciando anche come le offese ricevute sui social fossero diventate «insostenibili».

Ma il passaggio più pesante riguarda quanto sarebbe accaduto durante i colloqui con la dirigenza. Secondo Parlato, un dirigente avrebbe paragonato Sibilli «al calciatore più odiato da questa piazza». Un episodio che, nella ricostruzione dell’agente, avrebbe contribuito a rendere «insanabile» il rapporto.

Parole che non lasciavano molto spazio alle interpretazioni: la trattativa sul rinnovo diventava improvvisamente la rappresentazione pubblica di una frattura.

Marino smentisce la ricostruzione

La risposta del Bari non si è fatta attendere.

Il direttore generale Pierpaolo Marino ha definito le dichiarazioni dell’agente «inopportune, non veritiere» e oggetto di una «incomprensibile strumentalizzazione».

Marino ha inoltre voluto separare il rapporto con il procuratore da quello con il calciatore, precisando che avrebbe continuato a mantenere «esclusivamente con Sibilli» un comportamento professionale e cordiale, richiamando anche un incontro avvenuto su richiesta dello stesso giocatore.

Due versioni evidentemente incompatibili.

E qui è necessaria una precisazione: non abbiamo gli elementi per stabilire quale ricostruzione dei colloqui privati corrisponda integralmente a quanto accaduto.

Né la replica di Marino trasforma improvvisamente la società nella parte da difendere. Il rapporto tra questa proprietà e una parte consistente della piazza resta compromesso per ragioni molto più profonde del caso Sibilli.

Il punto, però, è un altro.

Cosa ha guadagnato Sibilli da tutto questo?

Un procuratore ha il compito di tutelare gli interessi del proprio assistito. È quindi legittimo chiedersi quali vantaggi concreti abbia prodotto questa esposizione pubblica per Giuseppe Sibilli.

Prima delle dichiarazioni di Parlato avevamo un giocatore reduce da una vicenda pesantissima, ma nuovamente inserito nel gruppo, scelto per tre volte consecutive come capitano nelle amichevoli, apprezzato dall’area tecnica e al centro di un dibattito tra tifosi certamente spaccati, ma non completamente chiuso alla possibilità di una permanenza.

Dopo quelle dichiarazioni abbiamo invece un rapporto con la società raccontato pubblicamente come «insanabile», un direttore generale che accusa il procuratore di aver fornito dichiarazioni «non veritiere» e una vicenda contrattuale diventata uno scontro mediatico.

Il risultato sembra paradossale.

Se l’obiettivo era arrivare al rinnovo, difficilmente il terreno sul quale trattare oggi può essere considerato migliore.

Se l’obiettivo era invece arrivare alla cessione, si apre un secondo problema.

Quei 500 mila euro diventano ancora più pesanti

L’ultimo elemento emerso riguarda infatti il prezzo. Il Bari avrebbe fissato in circa500 mila eurola valutazione di Sibilli. Una cifra importante già in partenza.

Sibilli ha qualità tecniche che in passato ha ampiamente dimostrato, ma arriva da una stagione trascorsa sostanzialmente lontano dal campo a causa della squalifica. Cinquecentomila euro possono rappresentare un investimento significativo per una parte della Serie B; per la Serie C diventano una richiesta ancora più difficile da sostenere.

Ed è proprio qui che le dichiarazioni pubbliche rischiano di produrre l’effetto opposto rispetto alla tutela del valore del calciatore.

Se un potenziale acquirente sa che il rapporto tra le parti viene descritto pubblicamente come compromesso, perché dovrebbe avere fretta di soddisfare la richiesta iniziale del Bari?

Può aspettare. Può presentare un’offerta inferiore. Può confidare nel fatto che, avvicinandosi la fine del mercato, una situazione diventata sempre più difficile da ricomporre possa spingere il club a rivedere le proprie pretese.

Non possiamo sapere se questo fosse l’obiettivo del procuratore. Attribuirgli questa strategia senza elementi sarebbe scorretto. Possiamo però osservarne il possibile effetto:la posizione negoziale del Bari rischia di indebolirsi e il prezzo di Sibilli, anziché essere difeso, potrebbe essere sottoposto a pressioni al ribasso.

E se Sibilli restasse?

Ed esiste un’ultima possibilità che sembra essere stata quasi dimenticata: Sibilli potrebbe non trovare una nuova squadra alle condizioni richieste dal Bari.

A quel punto bisognerebbe tornare esattamente dove tutto era cominciato. A Bari. E qui il problema diventerebbe ancora più evidente.

Prima dello scontro pubblico c’erano una fascia da capitano, la fiducia manifestata dall’area tecnica e una tifoseria divisa che stava comunque tornando a interrogarsi sul calciatore.

Dopo lo scontro pubblico ci sarebbe da ricostruire anche ciò che queste settimane hanno ulteriormente deteriorato.

Per un giocatore che tornava già da una squalifica legata al caso scommesse e che aveva quindi bisogno soprattutto di ritrovare continuità, prestazioni e credibilità attraverso il campo, aggiungere un caso di mercato non sembra aver semplificato nulla.

Il silenzio avrebbe tutelato meglio Sibilli

Non si tratta di assolvere il Bari.

La gestione societaria resta sottoposta al giudizio di una piazza con la quale la frattura viene da lontano, e il comunicato di Marino rappresenta la versione del club, non una verità certificata su quanto accaduto nelle stanze della trattativa.

Allo stesso modo, però, criticare la società non significa dover considerare efficace qualsiasi scelta compiuta dalla controparte.

Ed è qui che il comportamento del procuratore lascia più di un dubbio.

Se Parlato voleva tutelare il proprio assistito, oggi Sibilli si trova con un rapporto pubblicamente più difficile con il club, una permanenza potenzialmente più complicata da gestire e una possibile cessione nella quale gli acquirenti hanno un motivo in più per aspettare e provare ad abbassare il prezzo.

Prima delle dichiarazioni c’era una situazione difficile ma ancora gestibile.

Dopo, c’è un caso.

Forse non sapremo mai cosa sia realmente accaduto durante quei colloqui. Ma possiamo giudicare ciò che è successo fuori da quelle stanze.

E, almeno fino a questo momento, è difficile individuare cosa Giuseppe Sibilli abbia guadagnato da tutto questo.

Il silenzio, probabilmente, avrebbe tutelato molto meglio i suoi interessi.

Nel calcio esiste una regola non scritta: le trattative migliori sono spesso quelle di cui si parla meno.


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SCRITTO DA

Daniele

Un tifoso appassionato di storia, convinto che Bari si possa raccontare anche attraverso il calcio. Perché qui il pallone è popolo, cultura e tradizione, e il patrimonio calcistico della città, tra passato, presente e futuro, è una parte importante della sua identità.

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