Il 21 marzo 2009, durante Bari-Cittadella, in Curva Sud comparve per la prima volta uno striscione destinato a diventare uno dei simboli più curiosi della cavalcata verso la Serie A:“Gli Amici di Kutuzov”.
Lo aveva realizzato personalmente Pietro, uno dei fondatori del gruppo e volto già conosciuto dai lettori di U Pallon attraverso “Il Bari che resta”. Vitali Kutuzov, però, non sapeva nulla né dello striscione né di quei ragazzi che avevano scelto di portare il suo nome.
Al 70’, l’attaccante bielorusso segnò il gol del definitivo 2-0 e andò a esultare proprio sotto di loro. Solo allora si accorse della scritta. Rimase sorpreso, soddisfatto e quasi incredulo davanti a un gruppo di tifosi che, senza averlo mai conosciuto, si era già proclamato suo amico.
Quella parola, scelta inizialmente per gioco, avrebbe finito per raccontare la verità.

Prima dello striscione c’era già una comitiva
Gli Amici di Kutuzov non nacquero dal nulla e, soprattutto, non smisero di esistere quando lo striscione non fu più portato allo stadio.
«Eravamo e siamo un gruppo di amici che tuttora, a distanza di oltre vent’anni, continua a frequentarsi. Eravamo una quindicina circa, adesso ci siamo moltiplicati con l’arrivo dei figli», racconta Pietro.
Si conoscevano già da molto tempo e inizialmente seguivano il Bari dalla Curva Nord. Nella stagione 2007/08, in un periodo segnato dalle discussioni sulla diserzione e da alcune questioni legate al tifo organizzato, decisero di trasferirsi in Curva Sud.
La scelta arrivò quando la campagna abbonamenti era ormai terminata. Entrarono ugualmente e trovarono nella Sud il loro nuovo punto di riferimento.
L’anno successivo continuarono a seguire il Bari in casa e in trasferta in maniera molto informale. «Eravamo molto casual: pochi vessilli e nessuna sciarpa». Poi la squadra di Antonio Conte cominciò a correre verso la Serie A e quell’entusiasmo fece nascere il desiderio di creare qualcosa che fosse insieme goliardico e identitario.

Perché proprio Kutuzov
La scelta di Vitali non dipendeva soltanto da quanto stava facendo in campo. La comitiva aveva sempre avuto un debole per la cultura e per l’immaginario dell’Europa dell’Est. Con un attaccante bielorusso diventato rapidamente importante nella squadra di Conte, Kutuzov rappresentava il personaggio perfetto sul quale liberare la fantasia del gruppo.
La prima proposta fu“Brigata Kutuzova”, in omaggio al generale Kutuzov. Il nome, però, fu presto accantonato: l’accostamento tra il tifo e il linguaggio militare non apparteneva allo spirito della comitiva.
Fu così che nacqueroGli Amici di Kutuzov.
Un nome più semplice e ironico, ma anche inconsapevolmente profetico. Quando lo striscione apparve contro il Cittadella, infatti, nessuno di loro aveva ancora un rapporto personale con il calciatore.
Erano amici soltanto nella scritta. Poco tempo dopo lo sarebbero diventati davvero.
«Avete scelto IL CALCIATORE»
Il rapporto con Vitali si costruì gradualmente, tra incontri, cene e visite agli allenamenti.
Uno degli episodi più significativi risale al 13 aprile 2009, lunedì di Pasquetta. Su Bari si abbatté un forte acquazzone, ma il gruppo raggiunse ugualmente l’antistadio, dove la squadra di Conte si stava allenando.
Dagli spalti partì il coro“Il mio amico Kutuzov”, cantato sulle note di “Disco Samba”. Antonio Conte, divertito, arrivò a interrompere per qualche momento l’allenamento. Alla fine ci fu anche spazio per il limoncello, con Vitali sorpreso e divertito dall’iniziativa.
Fu allora che Conte si rivolse al gruppo con una frase rimasta nella memoria di Pietro:
«Avete scelto IL CALCIATORE».
Quelle due parole, pronunciate con particolare enfasi, non riguardavano soltanto il valore tecnico di Kutuzov. Conte voleva indicarlo come il calciatore per eccellenza, dentro e fuori dal campo, per le sue qualità sportive e umane.


Vitali fuori dal campo
L’uomo che gli Amici di Kutuzov impararono a conoscere era molto diverso dal personaggio goliardico costruito attorno al suo nome.
«Vitali nella vita privata era molto serio e riservato», ricorda Pietro.
Nonostante il carattere schivo, il calciatore accettò con piacere l’affetto del gruppo. Gli incontri divennero più frequenti: ci furono una cena insieme, le visite durante il ritiro e altri momenti lontani dal San Nicola.
Kutuzov aveva stretto amicizia anche con Antonio del Panificio Veneto, che lo riforniva di focacce. Un’altra delle sue passioni baresi era la carne di cavallo, che chiedeva a Pietro quasi con cadenza settimanale.
Sono particolari quotidiani, apparentemente secondari, che spiegano meglio di qualsiasi esultanza quanto il rapporto avesse ormai superato lo striscione. Gli Amici di Kutuzov non erano più soltanto alcuni tifosi che avevano scelto il suo nome: erano diventati persone con le quali Vitali condivideva pezzi della propria vita barese.

Da San Siro alla Curva Sud
Il 23 agosto 2009 il Bari tornò in Serie A affrontando a San Siro l’Inter campione d’Italia. Kutuzov ebbe una grande occasione, ma non riuscì a trasformarla. Poco dopo, però, segnò la rete dell’1-1.
Venne travolto dagli abbracci dei compagni, mentre nel settore occupato dai tifosi baresi esplodeva una gioia incontenibile. Tra loro c’erano anche gli amici che pochi mesi prima avevano preparato quello striscione quasi per gioco.
Un altro episodio arrivò il 30 gennaio 2010. Kutuzov era infortunato e non poteva partecipare a Bari-Palermo, una delle partite più spettacolari di quella stagione. Scelse allora di seguirla dalla Curva Sud insieme al gruppo.
Il Bari vinse 4-2 e Vitali assistette alla partita accanto ai tifosi che portavano il suo nome. Non più un calciatore da osservare in campo, ma uno di loro sugli spalti.

La torta sotto casa
Il 20 marzo 2010 Kutuzov compì trent’anni. Gli Amici di Kutuzov decisero di presentarsi sotto casa sua con una torta a sorpresa.
Le fotografie conservano due momenti di quella giornata: Vitali per strada, con la torta tra le mani e un’espressione incredula, e poi la foto di gruppo scattata al chiuso.
La didascalia rimasta nell’archivio della comitiva è semplice:“Torta a sorpresa per i 30 anni”. Le parole che useresti per un amico.
Non servono molte altre parole. Un gruppo nato attorno a uno striscione si era presentato sotto casa del calciatore per festeggiare con lui un compleanno. La goliardia della Curva Sud aveva lasciato spazio a un legame personale e spontaneo.


La fine dello striscione
Gli Amici di Kutuzov continuarono a seguire il Bari con lo striscione fino alla stagione 2010/11.
Con la tessera del tifoso e il progressivo irrigidimento delle regole legate all’ingresso dei materiali e all’organizzazione del tifo, nella stagione successiva decisero di chiudere definitivamente quell’esperienza. Da allora continuarono a seguire il Bari da semplici tifosi.
Finì la presenza visibile del gruppo, ma non la comitiva che lo aveva creato.
I ragazzi che un tempo erano circa quindici continuano ancora oggi a incontrarsi. Nel frattempo sono arrivati i figli e, come dice Pietro, gli Amici di Kutuzov si sono moltiplicati.
Dovendo scegliere due canzoni per rappresentarli, non ha dubbi: “Amici per sempre” dei Pooh e “La dura legge del gol” degli 883. Una racconta ciò che sono rimasti; l’altra richiama gli anni nei quali tutto ebbe inizio.
La definizione più bella, però, è ancora una volta la sua:
«Gli Amici di Kutuzov sono stati, sono e continuano a essere amici».








































