Non ho mai visto giocare Protti

Non ho mai visto giocare Igor Protti con la maglia del Bari. Per questo ho scelto di raccontarlo attraverso i ricordi di Giuditta, una tifosa che lo ha vissuto dalla Curva Nord e ne conserva ancora immagini, emozioni e dettagli.

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Sono arrivato allo stadio troppo tardi per vederlo con la maglia del Bari. Per questo ho chiesto a chi c’era di raccontarmi non soltanto il calciatore, ma quello che riusciva a lasciare nelle persone.

Non ho mai visto giocare Igor Protti.

Sono nato nel 1989 e la mia prima stagione allo stadio è stata la 1996/97. In tempo per assistere al primo gol di Nicola Ventola con la maglia del Bari, troppo tardi per vedere Protti.

Ero anche troppo piccolo per conservare ricordi televisivi precisi e appartengo a una generazione cresciuta prima che internet rendesse tutto immediatamente recuperabile. Di Protti ho visto in seguito i gol, le immagini, le interviste e le vecchie partite. Ma guardare qualcosa molti anni dopo non significa averla vissuta.

Non significa conoscere l’attesa prima di una partita, il rumore dello stadio, le discussioni della settimana, il modo in cui un calciatore entrava lentamente nella vita quotidiana di una città.

Per questo non avrei voluto scrivere un articolo celebrativo mettendo insieme statistiche, date e immagini di repertorio. Sarebbe stato semplice ricostruire la carriera di Protti. Molto più difficile sarebbe stato raccontare ciò che ha rappresentato per chi era presente in quegli anni.

Non volevo neppure fingere una nostalgia che non mi appartiene. Sarebbe stata poco credibile.

Ho preferito farmelo raccontare.

Non da una persona abituata a lavorare con le parole, perché il rischio sarebbe stato quello di rendere più ordinate e più belle emozioni che spesso ordinate non sono. Cercavo invece una memoria personale, fatta anche di dettagli apparentemente secondari: un poster appeso in una stanza, un paio di scarpe, una coreografia vista dalla balconata della Curva Nord.

Ho quindi chiesto a Giuditta, conosciuta come “la Giuggiola”, una tifosa già incontrata nella rubrica Il Bari che resta.

Lei Protti lo ha visto. Ma, soprattutto, ricorda ancora ciò che riusciva a far provare.

Il racconto di Giuditta

«Il 19 giugno 2026, per ognuno di noi tifosi del Bari, è stata la giornata più triste in assoluto. Difficile da spiegare, un giorno che avremmo voluto non arrivasse mai.

La notizia è rimbalzata da un giornale all’altro, in successione su ogni telefono: “Igor non c’è più”.

Lui è stato il mio idolo sin da piccola, quando nel 1992/93 fece il suo esordio insieme a Tovalieri, mentre io esordivo in Curva Nord accompagnata da nonno e papà.

Lui con le sue scarpe rosse Diadora, che solo chi giocava a calcio poteva conoscere, invidiare e sognare un giorno di indossare.

Ed io che, nella sezione sport del vecchio Pick Up, oggi Famila, feci una fila immane per avere il poster di Igor, che poi appesi dietro la porta della mia stanzetta.

Le sue prodezze infiammavano la curva e mandavano in visibilio i tifosi del Bari.

Il gol in rovesciata durante Bari-Fiorentina del 1994/95 ne è l’esempio.

“Lancio lungo per Montanari, che passa a Gautieri. Gautieri scende sulla destra, palla al centro per Protti e prodezza in rovesciata di gran classe”.

Noi baresi lo abbiamo sempre amato per la sua umiltà, la tenacia e l’ardore. Per quel sangue e quel sudore che ancora oggi ricerchiamo in qualsiasi altro calciatore.

Ricordo, come se fosse ieri, la coreografia che la curva gli dedicò durante Bari-Cremonese.

Il rumore del telo srotolato, io che di corsa mi affacciai alla balconata. Ed era lì, raffigurato nella sua classica posa con il pugno chiuso.

Con parole che racchiudevano allora, e racchiudono ancora oggi, tutto quello che rappresentava:

“Igor Protti: bandiera di una curva, orgoglio di una città”.

Eravamo orgogliosi di un uomo che ha amato Bari in tutte le sue sfaccettature, come un barese.

Anche quando è andato via, non ha mai tagliato quel cordone ombelicale che lo teneva legato a noi. È stato uno di famiglia.

Sempre pronto a ricordare un tifoso che non c’era più, a partecipare a una serata di beneficenza, a concedere una fotografia o a ritrovarsi con vecchi amici.

Per questo oggi sentiamo il cuore spezzato.

Vorrei essere lì venerdì per rendergli omaggio. Invito i baresi a essere presenti alle 19 del 26 giugno e a salutarlo un’ultima volta, come lui avrebbe voluto.

Fatelo anche per noi che viviamo lontano e non possiamo esserci.

Ciao Igor.

Grazie per quello che ci hai fatto vivere e rivivere in tutti questi anni.

Ti porto nel cuore».

Un ricordo che passa da una generazione all’altra

Questo articolo nasce dal tentativo di conoscere un calciatore che non ho potuto vedere attraverso gli occhi di chi lo ha vissuto davvero.

Protti appartiene in modo particolare a una generazione di tifosi del Bari. Quella che lo ha visto arrivare, segnare, lottare e diventare un riferimento ben oltre il campo.

Ma alcuni calciatori non restano chiusi nel proprio tempo.

Vengono raccontati dai genitori ai figli, dai tifosi più grandi a quelli più giovani. Restano nelle immagini dello stadio, nei racconti delle trasferte, nelle maglie conservate, nei poster e nelle frasi che una curva decide di dedicare loro.

Chi è arrivato dopo non può appropriarsi di quei ricordi. Può però ascoltarli, conservarli e provare a trasmetterli senza modificarli.

È quello che ho provato a fare qui.

Non raccontare il Protti che non ho visto, ma lasciare spazio a chi può dire, con semplicità e senza costruzioni: io c’ero.


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Immagine di Daniele

SCRITTO DA

Daniele

Un tifoso appassionato di storia, convinto che Bari si possa raccontare anche attraverso il calcio. Perché qui il pallone è popolo, cultura e tradizione, e il patrimonio calcistico della città, tra passato, presente e futuro, è una parte importante della sua identità.

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